Educazione
Il nome e la voce: come si chiama un Bassotto
Due sillabe, sempre le stesse, dette come se fosse una buona notizia. Il resto è rumore, e lui lo classifica subito.
Il nome non è un’etichetta per gli umani. È il suono che deve far girare la testa. Se lo usate per sgridare, per chiamarlo a tavola e per raccontare ai parenti quanto è bello, diventa aria. Si sceglie corto. Si dice chiaro. Si paga, all’inizio, ogni volta che arriva. Poi il pagamento si dirada. Il suono resta.
- Lunghezza
- Due sillabe tengono meglio di un romanzo. “Leo” funziona. “Leopoldino-vieni-qui” no.
- Tono
- Alto e lieto per chiamare. Basso e fermo per fermare. Non si urla il nome: si rovina.
- Quando
- Si chiama per qualcosa di buono, o per niente: un pezzo, una carezza, e si lascia andare di nuovo.
- Chi
- Tutta la casa usa lo stesso nome. I soprannomi restano per quando è già arrivato.
Un Bassotto che gira la testa al proprio nome è già a metà strada. Il resto è non rovinare quel suono.
A cura di LA BANDA BASSOTTO, allevamento di Bassotti a Lodi, affisso ENCI/FCI Villa Quattro Zampe.
Queste pagine nascono dalla vita quotidiana con i nostri cani. Per la salute, il vostro veterinario resta la voce più cara e più giusta.
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